venerdì 11 dicembre 2009

domenica 25 ottobre 2009

Da un testo di Fernando Pessoa



Posso avere difetti
vivere ansioso
ed essere irritato alcune volte
ma non dimentico che la mia vita
è la più grande impresa del mondo.
E che posso evitare
che giunga al fallimento.
Essere felice
è riconoscere
che vale la pena vivere
nonostante tutte le sfide,
incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felice
è smettere
di essere vittima dei problemi
e divenire autore
della propria storia.
È attraversare deserti
fuori da sé
ma essere capaci
di incontrare un'oasi
nel recondito della propria anima.
È ringraziare Dio
ogni mattina
per il miracolo della vita.
Essere felice
è non avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sè stessi.
È avere il coraggio di sentire un no.
È avere la sicurezza
di ricevere una critica,
anche se ingiusta.
Pietre sul cammino?
Le conservo tutte,
un giorno costruirò un castello...

martedì 6 ottobre 2009

LE VIE DEI CANTI

"I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno avevano percorso in lungo e in largo il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano- uccelli, animale, piante, rocce, pozzi -, e col loro canto avevano fatto esistere il mondo".
[...]
"Si toglievano gli abiti da lavoro e partivano; stavano via settimane, mesi e addirittura anni; attraversavano a piedi mezzo continente, magari solo per incontrare qualcuno, poi come se niente fosse, tornavano indietro"

martedì 29 settembre 2009

lunedì 1 giugno 2009

Su frantumi di vetro
mi scortico i piedi
in assenza di perifrasi
genialità
in vacanza da stress

È una partita a tennis
il domani di rinunce
e accattivanti conquiste
pazienti attese
di desideri d'amore

Questa volta parto
su pianeti paralleli
di volti camaleontici
riflessi in stagni
di verde speranza

Di sasso in sasso
saltellano rospo principe
e rana regina
regni
di imperfezione mortale

giovedì 23 aprile 2009

lunedì 20 aprile 2009

1-

Sentiva l'amaro della medicina sciogliersi, mentre il suo carnefice le infilava l'ago nel collo, con un sorriso spietato. Lei aspettava la risposta del proprio corpo, come un animale al mattatoio, quando giunge la propria ora, inconsapevole forse della tempestiva morte, ma capace di sentirla sulla propria pelle, secondo un presagio, un istinto tutto naturale. La bestia si inferociva; si dimenava lei..intrappolata sotto al suo corpo troppo grande che la premeva contro il muro. Sentiva puzza di piscio,di morte, di lui, nonostante il colpo ricevuto sulla testa, quel suo primo svenimento. L'iniezione le aveva ridato sensibilità che, nuovamente, cominciava a perdere e intorno tutto si sfumava, diventava flebile..solo vermi..ai suoi piedi, sul suo corpo, nella sua testa..null'altro. Era sparito tutto intorno... Si sentiva rigida e ferma, come un tronco di un albero ora...
Non ricordava più chi fosse, l'incoscienza era un susseguirsi di strani incubi, in cui lei era e non era...