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mercoledì 10 ottobre 2018

Mario guarda il mare

Mario guarda il mare. Se ne sta seduto sulla riva, al crepuscolo. Uno schizzo di sangue si versa sulle nuvole sparse all’orizzonte e i colori si mischiano sulla tela celeste, indefiniti. Sarà che lui e il sole sono un tutt’uno proprio ora che quel sangue è venuto a mancargli nel cervello e a pompargli ossigeno. Ma lui la vita la sente dentro, davanti a quel mare caldo dove ha trascorso ogni estate della sua esistenza. La marea è alta e le onde si srotolano sulla battigia o sui pochi scogli che riaffiorano dall’acqua. Mario aspetta, sente voci lontane, contempla e si perde nel cielo arancione, nel mare infinito e diventa sole, dall’altra parte del globo, aurora e luce su un altro mare. Il mondo diventa piccolo e la sua anima si moltiplica su ogni piccola spiaggia e paradiso terrestre di cui sognava da piccolo, con i piedi immersi nel mar Ionio.

Strano, pensa, come proprio ora che la sto vivendo, la morte non sia altro che un tuffo in mare dagli scogli.
È la ninna nanna di mia madre al calar della sera, lo sciabordare delle onde ad ogni tramonto. È la luce negli occhi del mio primo amore e il mare in tempesta nello stomaco. È l’acqua che straripa dall’utero di mia moglie e mi fa vedere la testa dei miei figli.
È la voce del mio amico Mimmo che mi parla di Dio mentre mangiamo i ricci sulla riva. Dio è il mare e il sole insieme, sento la sua voce nelle orecchie, nel cervello. Le parole nascono da dentro, dal mio cuore e tutto risuona in me, nelle mie vene, nel mio mare. Nulla è più fuori, ma dentro, in questa oscurità in cui sono entrato d’improvviso e che è il mare di notte. Galleggio cullato dalle onde e guardo le stelle. Quanto sono belle, che universo infinito… 

I medici guardano Mario che giace intubato, privo di sensi..
Dagli occhi di Mario si stacca una lacrima che gli sfiora le labbra. È salata, è una piccola goccia del mare che ha dentro. Cos’ è il tempo per questo mare da cui ha avuto origine la vita? E cosa c’ è oltre il mare, al di là dell’orizzonte? Da piccolo immaginava come potesse essere la Calabria, di cui parlavano i pescatori mentre ritiravano le reti. I monti della Calabria si vedevano così bene al di là del mare, alcuni giorni… Ed erano gli stessi monti lontani, che sognava nei suoi inverni milanesi.
Un giorno sarebbe cresciuto e sarebbe andato in Calabria, al di là del mare, al di là dell’orizzonte…

mercoledì 21 agosto 2013


Raffiora alla mente un'alba, o più albe, di anni addietro.
Erano giorni di calura estiva quelli e papà e lo zio spesso si trattenevano a lavorare anche di notte per aumentare il salario con qualche straordinario mentre la vita per noi scorreva spensierata, riuniti tutti insieme a casa a Le Conche. C'erano la mamma e la zia con il loro chiacchiericcio incessante, mia cugina Debora, già adolescente, con il suo mondo intimo e i suoi anni da imitare, mio fratello Stefano, il piccoletto del gruppo e infine c'eravamo noi: io e mio cugino Francesco, complici di giochi e di scoperte.
E proprio in una di quelle sere, all' improvviso, mia madre e mia zia decidevano che avremmo dormito tutti nella stessa casa e per noi quella era gioia autentica. Erano notti magiche in cui il tempo era misurato, ogni singolo attimo avvalorato e del futuro non esisteva che una parola allora priva di senso.
In genere dormivo in camera con Francesco, ma non ricordo se Debora dormisse con mia zia e mio fratello con mia madre... i ricordi sono labili.
L'ora in cui tutti andavano a letto era fatta per il silenzio e, tra rumori che scolpivano l' aria, io e Francesco ci raccontavamo segreti e pianificavamo l'inizio del giorno nuovo. Francesco prendeva la sveglia, puntandola alle cinque. L' idea di di vedere quella palla infuocata alzarsi nel cielo ci animava, quasi fossimo sul punto di carpire l'essenza dell'esistenza, di svelare un segreto che poteva manifestarsi solo a pochi buoni volenterosi come noi.
E alle cinque Francesco mi svegliava dicendomi di restare in silenzio e di seguirlo. Si trattava di fare solo qualche passo dalla stanza sino al bagno e lì, alla finestra, addossavamo le nostre teste curiose mentre lo spettacolo accadeva, miracolosamente, come ogni giorno.
Il cielo buio cominciava a schiarirsi piano piano, poi si tingeva di rosso e infine sbucava il sole tanto atteso. Quello era il momento in cui esclavamo insieme, con gli occhi raggianti: “Oh l'alba!”.
Poi ritornavamo al silenzio sacro e, con il cuore pieno di meraviglia, ce ne tornavamo a dormire con l'anima leggera.

mercoledì 11 luglio 2012

NOI, EMIGRATI.

Non lo avevo mai sentito prima questo sentimento. Straniera si, ogni volta che cercavo di intrecciare tre parole alla ricerca di una frase elementare per potermi esprimere e tutto mi sembrava così incredibilmente difficile. Ora il cervello si è emancipato dalla condizione di ignoranza e di timidezza, e canali oscuri si sono aperti automaticamente dopo qualche anno.
Non estranea, ma emigrata. Ho visto la stessa sensazione anche negli occhi di Tony, l'altra sera, quando Angelo gli ha regalato Alessandra, il cd dei Pooh. L'Italia per lui si è fermata a quella musica e l'Inghilterra e la sua pioggia vengono rapidamente inghiottite dalla Sicilia dei suoi ricordi quando l'ascolta. Ritorna appena ventenne e sospira un "questo è poesia". Cosa succede di là quando noi siamo di qua? Cresciamo in un mondo a parte, fissiamo il nostro andare in terreni incerti aggrappandoci a quello che ci capita, amici di una sera diventano grandi compagni di avventura, un'emozione mista di sopravvivenza e profondità. Ma voi di là? Siete gli amici di una vita, incatenati a attimi che abbiamo cucito nell'anima, da cui attingiamo sorrisi in momenti difficili e a cui affidiamo la speranza di un abbraccio in un eventuale ritorno futuro. La famiglia non manca mai. Quella la si ha marchiata dentro e nessuna lontananza intacca la sicurezza di un sentimento istintivo e primordiale...ci sono solo i capelli sempre piu' bianchi di papa' a ricordarmi che il tempo mi ruba attimi...di là...è come essere parallelamente in due vite, ma non essere mai pienamente in un una. Il futuro è un giorno, dopo un altro e un altro ancora. Non ho pensieri per i quali il futuro vada oltre un anno, potrei spostarmi ancora, potrei continuare qui a lavorare a lungo, potrei tornare...La prospettiva di un ritorno è davvero lontana, ma questo non si dice mai, non si può ammettere, fa male all'anima e anche alla famiglia, agli amici. Prima o poi si torna. Casa è sempre casa. Ma quest'estate non posso. Lavoro. Non ho più ferie. Però Anna a settembre si sposa e lì no, non posso proprio mancare...sarà uno di quei momenti in cui guardando le mie amiche di sempre penserò che il tempo non è mai andato via...
Tony ha passato così gli ultimi venticinque anni della sua vita. Torna l'estate per qualche settimana in Italia. E quando parla mi fa ridere, traduce dall'inglese all'Italiano. Ha figli italo-inglesi e la pioggia ormi non lo disturba più, è parte del paesaggio quanto un albero che entra ogni giorno nella sua prospettiva. Ah ma quanto era bello avere il sole e il Mediterraneo caldo... E io aggiungerei tante altre cose che non mi mancano solo nella mente, ma che il corpo chiama come un'esigenza fisica alla quale si deve astenere.
Tony ha 53 anni e ancora parla di voler ritornare a vivere in Italia. Ma forse questa volta lo fa davvero...forse prende e parte verso il caldo, l'isola, gli arancini. Nel frattempo io e lui cantiamo e abbiamo i brividi..."Noi due nel mondo e nell'anima", lui inseguendo lo sguardo di qualche bella siciliana, nel pieno della giovinezza, io piccola, ad ascoltare mia madre mentre la canta...

giovedì 23 febbraio 2012

Granada, città del sole e dei fior, il mio canto è l'ultimo addio d'un nostalgico cuor!



Eccola bruciare una biblioteca di saperi. Dove vaghi a quest'ora mentre mani trasportano il tuo feretro in Chiesa per l'ultimo saluto? Ti immagino spiare questa processione e anch'io la spio da qui. Forse siamo su due nuvole prossime. Ti posso anche vedere. Non sono venuta per l'addio al tuo vecchio corpo. Preferisco ricordarti nei nostri ultimi abbracci, quando ti aiutavo a ingoiare l'acqua in gel e i tuoi occhi azzurri mantenevano la stessa espressione fiera di sempre. E ti sforzavi a parlarmi contro la gravità di una lingua ormai intrecciata nella bocca. Mi hai detto che morivi e ti ho chiesto se avessi paura. Hai scosso la testa, ormai non potevi fare altro. Ma ti capivo. I tuoi occhi li ho impressi nell' anima.
Forse non ci eravamo mai guardati così da vicino. Quel giorno ho cantato per te, accarezzandoti l'addome affaticato.In genere eri tu quello che mi cantava sogni andati di gioventù con la tua voce possente: Granada di Claudio Villa era un'esalazione di brezza marina che veniva dalla costa, i tuoi polmoni si aprivano ed eccoti emettere note nella tua espressione piu' orgogliosa e allegra. Io ero più per la danza. Mi chiedevi di ballare la pizzica ed eccoci a saltellare qui e lì. Anche l'ultima settimana hai assecondato la mia volontà. Hai voluto ascoltarla la pizzica, da quanto nonno non la sentivamo insieme? E hai detto che non sono pazza, come dice mio padre. Sei solo scoppiato in una grossa risata quando ti ho raccontato della mia Odissea per venirti a salutare. L'ultimo fiato che ti rimaneva nei polmoni lo hai usato per ridere. "Non sono pazza", io che ho il tuo stesso orecchio.. nessun altro come noi in famiglia. Io che ho preso la tua voce e forse la tua memoria per le poesie e i numeri.
Caro vecchio, ricordo quiando da bambina mi portavi con te sulla casa sul mare, di fronte alla tua, e si faceva festa con le fisarmoniche. Ricordo che mi emozionavo. È una delle più belle memorie che ho con te.
Tu che sei stato sempre il bruto, il minaccioso, l'uomo severo, con me non riuscivi a trattenere le risate quando venivo e di sorpresa ti strizzavo i capezzoli nelle calde notti d'estate e mi gridavi contro, poi, con il bastone alzato...
Sono ancora dispiaciuta per non aver imparato l'arte dei cesti da te. Ma mi ci impegnerò.
A quest'ora il tuo corpo inerme è in Chiesa e il prete ha cominciato la sua Messa. La nonna la immagino al primo banco con il suo solito rosario. Fossi vivo la guarderesti in tono minaccioso. Non ti sono mai piaciute le ostentazioni. Papà e la zia anch'essi in prima fila rimangono in silnzio e forse ricordano la propria infanzia. Non hanno avuto vita facile con un padre come te, ma ti hanno perdonato. Ho visto papà con una delle espressioni piu' amorevoli che un uomo possa avere quando ti prendeva in braccio e ti metteva a sedere e quando, per salutarti, sfiorava il tuo naso con il suo. La tua malattia ha ristablito quel filo umano e d'amore e i tuoi occhi lo hanno ringraziato in silenzio. E poi è arrivato il giorno in cui ti ho detto che ripartivo e dovevo salutarti. Sei scoppiato a piangere. Ti ho detto che sarei tornata a trovarti, che avevo ferie disponibili. Ma sapevamo entrambi che mentivo, che era il nostro saluto finale. Ero tornata per quello da te, nonno. Mi avevi chiamata in sogno. Hai pianto forte, io ho trattenuto le lacrime a stento e me ne sono andata. Ora sei andato tu via. E ti spio spiare i tuoi parenti. Deve essere triste, ma è tutto così distante ora, quasi insonoro..prevale solo il rumore del vento da lassù e apri i polmoni:
"Granada,
città del sole e dei fior,
il mio canto è l'ultimo addio
d'un nostalgico cuor!
Canterò
la mia canzon gitana!...
Canterò,
e con le lagrime
la terra ancor bacerò!"

martedì 27 settembre 2011

..e sono quei piccoli gesti nascosti che mi portano là dove anche tu sei. Il silenzio tesse trame e concima l' anima, e il sogno si alimenta, giorno dopo giorno. Mi piace esserci, in quella realtà fatta di un noi inesistente, dove mi scopro appena parte della tua essenza. E arrossisco in un pensiero vicino e lontano. La confusione del reale sfuma quando mi scopro sola e assaporo il frutto di giorni che amo contemplare come si fa davanti a un'opera d'arte.

domenica 25 settembre 2011



Mi piacciono le lunghe prospettive, la strada e il sole che muore dietro i palazzi, una musica per conciliare il cammino e il mare nel suo ritmo modulato. Il silenzio riempie il cuore e l'anima si risveglia. La città si erge da lontano, quando ancora la brezza marina soffia la sua grazia e mi sento a casa. Attimi di perfezione si snodano nel tepore dei re-incontri che placano l'acre solitudine di cui si cinge l'assenza.

lunedì 12 settembre 2011

Sembra che le parole sussurrino e scalcino per uscire. Le emozioni si incastrano in un presente precario. Canzoni suonano il dolce passato e promesse dimenticate mentre la sera è nostalgia. Figlia di vento, è tutto un amalgamarsi e confondersi in sensazioni dense. E così lettere scivolano impregnando sensi confusi. Questo post è anche per te. Che un giorno eri e ora non sei più. Che riparti e torni alla vita, una e mille altre volte. A una promessa lontana, che oggi rivive dentro me. E i miei anni sono solo un gioco del tempo.

lunedì 23 maggio 2011

Ci sono tante parole dentro, fuori si perdono, in vortici di nulla che le rapiscono. Come per gli eventi, e la vita che va senza incrociare sensi, un oceano di privazioni di significato in cui, a volte, si rischia di annegare. Restano petali secchi di rosa, un' eco di colore, un ricordo che si accende di vita piena e voglia di fiori freschi. Un andare pieno di impronte che sviano.
E tutto si confuse e si perse..alla ricerca dell'amore dell'universo e di sé...e chissà se il vortice verso il proprio centro abbia una fine, una culla di sogni leggeri e forse una puntina di stabilità vitale.. e quel silenzio armonico, infinito e pieno.

sabato 14 maggio 2011

elucubrazioni mentali, spasmi dissociati di carenze verbali-intellettive, voglia di immersione, di graffi e lenitivi per l'anima..

lunedì 14 marzo 2011

Un silenzio protratto è vita, pensieri accavallati, indecisioni stabili e tante emozioni.
La notte mi riporta all'embrione che ero.

lunedì 10 gennaio 2011



Tutto è un sogno, o meglio tanti sono i sogni, in divenire. Sono un sogno. Siamo un sogno. Ho bisogno di chiudere gli occhi io per sollevarmi. E se non mi sollevo non vivo.
Mi emozionano gli abbracci, le lacrime, i sorrisi, gli occhi dei bambini, le corse senza fiato, gli incontri e i reincontri, i batticuori, le mani che si toccano, i papà forti e fieri, le mamme preoccupate, gli amori d'un giorno e quelli di una vita, il mare, la strada e lo zaino, il Regent Canal ghiacciato e una compagnia per sconfiggere la solitudine, le mie amiche, la gente che prega, la fede...
Mi emoziono sempre. Mi emoziono a vedermi emozionare. Anche quando sto male... è bello tutto di questa vita. Mi sento vivere.
Che genere drammatico e meraviglioso quello umano.

lunedì 6 dicembre 2010

HALLELUJA



Scendo nella metropolitana e ogni passo si concilia all'Halleluja di Jeff Buckley cantato da una ragazza. Scendo lentamente facendo mia questa melodia, come una lode ennesima al Dio che mi guida. E nella mia incertezza, nella mia precarietà, nella mia non percezione delle cose, per un attimo, tutto mi sembra perfetto. Respiro senza ansie. Colgo solo quello che viene senza aspettarmi niente. E per un attimo mi sento piena e non mi sento sola. Cammino senza una direzione certa eppure vado, consapevole che prima o poi approderò.. Di isola in isola per attimi di pace interiore. Sposto i passi con il sorriso. Vivo di realtà parallele e compresenti, di incomprensioni e ricerche continue. Eppure sento che poco a poco il mio modo di vedere le cose cambia e mi sento adulta, giorno dopo giorno. Halleluja.

martedì 30 novembre 2010

Horacio e la Maga non si sarebbero incontrati più; il fiume l'aveva inghiottita forse, o se ne stava in giro per il mondo vivendo per segni e ascoltando la voce di Rocamadour, o seguendo lo sguardo di Oliveira, tornato in Argentina. Eppur si amavano, di un amore come il nostro, cristallizzato nel tempo, a riposo in chissà quale interstizio dell'universo.

Londra era bianca oggi e la neve ha donato dolcezza ai miei passi, attimi di contentezza genuina con gli occhi da bambina in preda al proprio sogno. I pensieri erano paralizzati e i sentimenti ibernati, e prima ancora che tutto tornasse alla routine ho goduto di quella protratta sensazione di un non luogo...dell'essere in due realtà parallele, di non esserci veramente, eppur di sfiorarle..

La Maga viveva..E questa volta non c'era né pentimento né rimpianto. C'era solo lui.. Il suo nome a sigillare il suo amore. E il tempo aveva perso il proprio determinismo, una causa effetto che si erano rivelati un sempre eterno, un fuoco di emozioni nascoste e rese immortali.

Fa freddo oggi. Ci si sente soli di ritorno. Il fioccare incessante mi spinge alla finestra, alla ricerca di una felicità che mi porta ai miei anni di infanzia..a quando speravo di svegliarmi con la neve e puntualmente il giorno dopo non c'era traccia di bianco (ah il sole del sud)...eppure uns mattina la vidi la neve..e fu meraviglioso.

domenica 25 luglio 2010

Quello che ci voleva era una lunga passeggiata per il Regent Canal, da Hoxton sino a Camden, andata e ritorno. L'acqua del canale e la strada hanno rallentato lo svolgersi dei pensieri, riportandomi alla natura. E una volta arrivata a destinazione, seduta in riva al Regent, un uomo mi ha donato parole. E ho capito in piccoli frangenti, il mio senso qui. O meglio l'ho riafferrato. In solitudine ho riprovato l'ebbrezza del viaggio in un posto conosciutissimo, la possibilità di arricchirsi con gente di tutto il mondo.
Abbiamo bisogno di ossigenare il cervello, come diceva Alì. Nasciamo semplici e poi diventiamo individualisti. Dovremmo ritornare alla semplicità. Hai bisogno di una chitarra? Regala la tua armonica. Parti? Lascia la chitarra e fatti fare un buon piatto di pasta. Alì, l'egiziano, mi ha parlato della felicità, che è diversa dal piacere. Il cibo è un piacere, il sesso è un piacere, sentirsi dire "bravo" è un piacere. Dire a sè stessi "bravo" quella è felicità, la conquista di un qualcosa di semplice che ha appagato l'animo. Un tempo avevo imparato ad avere lo zaino leggero, ora è diventato pesantissimo, ma come mi ha detto ALì il mio corpo non può sopportare più di venti chili se voglio viaggiare. Devo ricominciare a svuotarlo. Era quello che mi aveva insegnato anche Cindy anni addietro, quello che la vita mi aveva messo davanti agli occhi. Stavo dimenticando il senso delle cose, e oggi tutto si manifesta come un tempo.
Devo passare più tempo con me stessa, camminare sola per conoscere altra gente e assorbire punti di vista nuovi.
"Londra è il centro del mondo", ripeteva Alì guardando la moltitudine di gente affacciata sul canale. E da ognuno bisogna imparare.
Al ritorno le gambe le sentivo pesanti, ma il mio respiro aveva riacquistato il suo ritmo, e i pensieri erano ridimensionati.
E Londra mi appariva bella. Ho salutato ogni singola persona che mi guardava, con un sorriso, e mi sono riempita dei sorrisi altrui.
Nella nostra solitudine dobbiamo cercare di captare l'energia dei satelliti che ci gravitano attorno, e se possible restituirla. In questi giorni ho capito che sono importante a me stessa, ma essenziale a nessuno e che tutti stanno benissimo anche senza me. è una lezione di umiltà che ho ricevuto. Per questo bisogna cercare di trovare il proprio senso all'interno di sé valorizzando le sfumature che ogni giorno la vita dona, in un continuo dare e ricevere.

domenica 25 ottobre 2009

Da un testo di Fernando Pessoa



Posso avere difetti
vivere ansioso
ed essere irritato alcune volte
ma non dimentico che la mia vita
è la più grande impresa del mondo.
E che posso evitare
che giunga al fallimento.
Essere felice
è riconoscere
che vale la pena vivere
nonostante tutte le sfide,
incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felice
è smettere
di essere vittima dei problemi
e divenire autore
della propria storia.
È attraversare deserti
fuori da sé
ma essere capaci
di incontrare un'oasi
nel recondito della propria anima.
È ringraziare Dio
ogni mattina
per il miracolo della vita.
Essere felice
è non avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sè stessi.
È avere il coraggio di sentire un no.
È avere la sicurezza
di ricevere una critica,
anche se ingiusta.
Pietre sul cammino?
Le conservo tutte,
un giorno costruirò un castello...

venerdì 17 aprile 2009

ULTIMO DIA DE TRABALHO

Le azioni si svolgono consuete. Suona la sveglia e mi tiro giù dal letto, in una sequenza più rallentata delle altre questa mattina...Mi lavo, piccola colazione e giù per rua Filipe Nery, largo do Rato e svolta a sinistra in Rua de Salitre. Cinque minuti e sono all'Istituto Italiano di Cultura, con il mio solito ritardo di mezz'ora. Riccardo come al solito non è ancora arrivato, fa sempre più tardi. Prendo i giornali, salgo in biblioteca, li timbro e li espongo. Il Corriere della Sera è puntuale, la Repubblica arriva sempre in ritardo di un giorno.
Accendo i computer, controllo la mia posta e scendo da Fabrizio per chiedergli novità, o articoli da scrivere, o rassegna stampa da recuperare...
È nuvoloso oggi il cielo, piove, come fa da più di una settimana ormai. È la solita ripetizione del mandala, il cerchio, e io che cammino intorno: sono arrivata con la pioggia qui a Lisbona, vado via con la pioggia. L'intermezzo è di sole, ma già appare lontano, come vita vissuta, cicatrizzata addosso, ma già dimenticata, come quei tatuaggi che si dimentica di avere perché passano sempre sotto gli occhi. Lisbona già non è più mia, ripenso al ritorno, a quello che ho lasciato lì, e che probabilmente non riprenderò, ai miei impegni di sempre...
O forse Lisbona è più mia di quanto possa pensare..Il flashback torna alla fine, quando comprendi di non possedere più quella realtà e le immagini si fanno più fitte. Il mio cuore stamattina canta FADO...

lunedì 6 aprile 2009

TREMAaAaAaAaAaAaAaAaAa

Ho appena appreso per voce di mio fratello del catastrofico terremoto all'Aquila. Ho visitato il sito di Repubblica.
Mi colpisce la notizia, mi tocca dentro profondamente. Pensiamo di avere una casa, un posto sicuro, pensiamo al futuro, accumuliamo..e all'improvviso niente, non una casa, non un posto, forse nemmeno la vita...Pensiamo al domani mentre la terra trema e ci toglie manie d'onnipotenza e d'eternità,ci rende polvere tra la polvere...e ci ritroviamo in fila per ricevere un pasto caldo dai soccorsi.
Mi fa pensare che dovremmo vivere bene ogni signolo giorno, godere della felicità dell'anima...amare...aiutare gli altri...

venerdì 27 marzo 2009

EPPUR CI SEI



eppur ci sei
quando il sole rischiara
e la notte scende giù a fatica

e vorrei che fosse solo vita
stanchezza fisica
e sorriso

ma l'impellenza del quotidiano
chiama all'oblio
e si rimane ombra soltanto..
Sono stanca.. è sempre tutto difficile...
stare insieme anche quando ci si ama..nella paura di sentirsi asfissiati,di un impossibile futuro, e di un ipotetico tradimento...difficile l'istante dell'amore..lo si copre con pensieri, falsità e possessività...cercavo di lasciarmi andare...ma è tutto sempre così difficile...sono delusa..sempre di più... Torno a pensare che sono fatta per l'amore, quello platonico, ma non sono fatta per le relazioni, non riesco a gestirle, sono caotica e odio la routine...Sono troppo disillusa...mi sono stancata...
Questa volta ci provavo davvero...

giovedì 26 marzo 2009

Mi manca arrampicarmi sugli alberi, e vedere tutto dall'alto. Quando lo facevo mi sentivo di sfidare il mondo, e tanto più ardua era l'impresa, più la vista mi soddisfaceva..come essere al di sopra delle cose e dei pensieri stessi, come non essere sfiorati da ciò che è sotto..una posizione privilegiata, lontana, a sentire solo il vento tra le fronde e sul viso...a respirare libertà..