Mi piacciono le lunghe prospettive, la strada e il sole che muore dietro i palazzi, una musica per conciliare il cammino e il mare nel suo ritmo modulato. Il silenzio riempie il cuore e l'anima si risveglia. La città si erge da lontano, quando ancora la brezza marina soffia la sua grazia e mi sento a casa. Attimi di perfezione si snodano nel tepore dei re-incontri che placano l'acre solitudine di cui si cinge l'assenza.
La sento la voce di questo marinaio triste, che canta e pensa al bel paesaggio che ha di fronte, aria intorno e mare..è in viaggio, e ripensa alla madre, che ha salutato... Comincio ad abituarmi alla solitudine, mi piace sentirmi anonima, confondermi sotto il ticchettare della pioggia, seguire le vie di Pessoa e dell'inquietudine, perdermi nelle mille discese e salite, tra le viuzze delineate dalle case colorate, con il tetto spiovente...per poi giungere improvvisamente in un mirador...Ah Lisbona, la città dei sette colli,del Tejo chescorre irrequieto, della saudade, di questo meraviglioso canto...
I titoli sono di due brani dell'ultimo lavoro di Francesco Del Prete, Corpi D'Arco. Il resto me lo ha sussurrato la musica.
ARPEGGIO DI LUNE
-Dammi un figlio- apostrofò sussurrando specchiandosi in quel lago di notte vestito. Si lasciò cadere una lacrima di lutto saziata in una vibrante attesa di una vita disfatta. La sua voce, dov'era? -Dammi un figlio- e soffocò la sua veste.
DI LEI
Il sipario rosso cadde e rimase nuda immobile tradita nell'anima da un morso di vita cicatrizzatole addosso. Bianca pelle versata distrattamente su coperte d'ardore. E mentre attorno tutto sfumava il ticchettio cadenzato piangeva sé stesso di attimi rubati e infranti e mai più trovati.